La vita è bella? Finzione e realtà nel cinema fascista dei «telefoni bianchi»

La vita è bella? Finzione e realtà nel cinema fascista dei «telefoni bianchi»

Il genere dei "telefoni bianchi" ha segnato la stagione del cinema italiano per poco meno di un decennio (dal 1936 al 1943), eppure ha saputo affermarsi con forza e con successo in un contesto culturale costantemente minacciato dalla censura del regime fascista. La popolazione italiana aveva bisogno di distogliere l'attenzione dalla cruda realtà storica del tempo, caratterizzata da guerra e povertà e il regime acconsentì alla diffusione di tali opere riuscendo con successo a far sognare lo spettatore con storielle romantiche e divertenti. In apparenza frivole e spensierate, queste commedie divennero un veicolo importante per la propaganda mussoliniana al di fuori del cinema di regime: è proprio su tale aspetto che questo volume intende concentrarsi, fornendo un'analisi dei principali film del periodo, al fine di esaminare l'impatto che l'ideologia fascista riuscì ad esercitare persino su leggere commedie d'evasione.