Leghiste. Pioniere di una nuova politica

Leghiste. Pioniere di una nuova politica

Come le comuniste old style hanno il culto della personalità per il capo: Umberto Bossi. Come le militanti dei movimenti extraparlamentari, amano la piazza, le liturgie collettive, e ambiscono a un sol dell'avvenire che però è quello delle Alpi. Come vere democristiane, hanno valori tradizionali, famiglie tradizionali, e si sottraggono alla video-velin-democrazia che secondo loro offende la dignità della donna. Come le vetero-ambientaliste si battono per la difesa dell'ambiente e stanno "dalla parte degli animali". E come dame di San Vincenzo - ma anche un po' no-global - rappresentano il motore di un'ampia rete sociale di associazioni per l'assistenza alle famiglie, ai disabili, agli anziani, alle donne maltrattate, ai poveri nel Sud del mondo. Sono le donne della Lega, che si sono conquistate i galloni sul campo di battaglia, con anni e anni di attività nelle sezioni dove hanno fatto la gavetta come socie-sostenitrici prima di diventare militanti. Ora stanno emergendo, occupando posti di potere, spiazzando i maschietti leghisti che cominciano a essere un po' perplessi. E allo stesso tempo ambiscono al palcoscenico, anche se solo a quello di Miss Padania, dove coniugano la fiera delle vanità al rito dell'omaggio al territorio, le sagre di paese alla rivendicazione della Padania (ovviamente libera).

L'affresco di una comunità dove le donne, più degli uomini, hanno un credo che prima apparteneva alla sinistra: la supremazia della politica.